Don
Chisciotte
Rivista di Arte, Letteratura, Filosofia e Mulini a Vento
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"La Poesia, a mio giudizio, è come una tenera fanciulla, bellissima in ogni cosa, che altre fanciulle, che sono tutte le restanti scienze, hanno il compito di arricchire, curare e abbellire, e lei si deve servire di tutte, mentre le altre si devono nobilitare attraverso di lei." Cervantes, Don Chisciotte .:Un Castello per Sancho, - pubblicazioni:. .:Un Castello per Sancho, - autori:. .:La Redazione:. Chi
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.:Un Castello per Sancho:. Dalla proposta di Luca Balducci, uno dei nostri primi lettori, sorge Un Castello per Sancho, un "posto per i più umili, non solo i signori, i nobili, ma anche noi umili scudieri dobbiamo poter sognare. Sognare, per noi, dilettanti e simili della parola e della poesia, significa veder ferite le pagine di carta dalle nostre parole..." Il Castello per Sancho diventa la parte telematica della rivista, dove trovano spazio tutti i nostri lettori che, per un motivo o per l'altro, non sono stati pubblicati sul formato cartaceo.
I CONTI NON TORNANO! ( ovvero storia di fottini dispettosi) Il vecchio professore osserva lo schermo del pc accarezzando il pizzetto candido, con lo sguardo incuriosito, percependo che c'è qualcosa che non si sa spiegare, che non capisce... non può provare nulla coi calcoli, non può contare nulla, ma nella sua testa si fa strada l'idea che ci sia qualcosa che non riesce neppure a chiamare con un nome, che si disperde o che aumenta.... pensava, fra sé, senza parlare: <<Eppure i conti non tornano... sarà un'idiozia, sarà l'età, sarà cosa vorrai, ma i conti non tornano! Non è possibile che queste energie non ci siano, io sono sicuro che qualcosa di concreto ci sia... ma con cosa lo di mostri? Già dimostrarlo... tutto lì, dimostrarlo! Una semplice teoria... ne hanno fatte tante e le hanno spiegate dopo! Sì, ma erano geni, mica come te, vecchio bacucco! Ho capito ma... ma non tornano! >>. La sua giovane assistente si accorge di queste sua perplessità, ma non gli da alcun peso; forse pensa che è dovuta all'età, alla stanchezza... poi, non le frega nulla, lei pensa alla sua tesi, alla sua laurea, magari al moroso. Ma il vecchio professore continua nelle sue elucubrazioni, incredulo del poter avere intercettato una nuova teoria, ma incapace del potersela negare.... comincia a fare ipotesi, strane ipotesi circa una dispersione magnetica dal monitor.... forse dalla tastiera... dall'altoparlante? Lì, magneti di un certo calibro ci sono, ma riuscirebbero a scambiare magnetismi con l'esterno? Stavo provando a cercare, in quell’informe ammasso di documenti buttati a caso sulla scrivania, un appunto che m’ero presa un pomeriggio, ma non mi riusciva di trovarlo, quando l’anziano professore mi apostrofa, tutto perplesso: << Patty che ne pensa della dispersione magnetica? >>, lisciandosi, come al solito il candido pizzetto, con la mano sinistra. Avevo una gran voglia di mandarlo al diavolo, con la premura che avevo di trovare quel benedetto appunto, così importante, dal momento che mi serviva per concludere un capitolo della mia strafottutissima tesi. Dovevo, ad ogni buon conto, assecondare tutte le sue cervellotiche elucubrazioni mentali, si sa come sono gli scienziati, un po’ come gli artisti, tutti presi in congetture e teorie assurde, ma in quella sua banale domanda, non ci vedevo nulla di trascendente. << Professore, ma è elementare: l'insieme delle proprietà e dei fenomeni legati al comportamento della materia, in presenza di cariche elettriche in movimento, è definito magnetismo, quanto alla dispersione, potremmo adottare vari sistemi, come l’indice di Poisson, che equivale a D =…>> e gli traccio, con un lapis l’intera formula, chiedendomi, in cuor mio dove diavolo volesse andare a parare. Benedetta figliola, sempre presa con il suo dannato pragmatismo di sempre, pensa l’anziano scienziato, cercando d’assumere una posa quanto più possibile cattedratica, per dare alla sua teoria la giusta argomentazione: << Vede, signorina, si tratta di qualcosa di più ampio della classica accezione del termine, per dispersione magnetica, intendo, nella fattispecie quel flusso di fottini che si sprigionano dal monitor di un pc, ha presente? >>. << Fottini? >> esclama lei, arrossendo visibilmente, convinta com’era che non ci fossero domande alle quali non potesse rispondere: << Ma Professore, non mi risulta…>> e lascia in sospeso la frase, quasi presa da un dubbio atroce. << Non le è mai capitato di esser travolta da un flusso di fottini? E dire che lei ci passa delle ore al computer >> continua imperterrito lui, alzandosi e mettendosi a camminare su e giù per lo studio, con le mani dietro la schiena, segno incontrovertibile che stava per mettere in scena tutta la sua mirabolante vis polemica, con la sua assistente. << L’avevo messo nel conto >> dissi tra me e me. In fondo, laurearmi con l’Esimio Prof. Artemi, doveva avere pur un suo prezzo, sebbene mi fossi convinta, col tempo, che bastasse civettargli intorno, prima d’indossare il camice bianco, mettendo in mostra tutto il ben di Dio, di cui Madre Natura m’aveva dotata, nonché assecondare anche le sue mani, che talvolta indugiavano sul mio fondoschiena, specie quando ero china al microscopio. Beh, se Parigi val bene una messa, anche una toccatina innocua d’un povero vecchio rimbecillito, poteva essere il potere d’acquisto dell’ambita pergamena. Cercai di seguirlo con lo sguardo, assecondando il suo discorso, con la mia gestualità sensuale di sempre, che tatticamente sortiva sempre l’effetto di generosa accondiscendenza nei miei confronti, quindi mi misi ad ascoltarlo attenta. Vero è, che in mente avevo la cenetta a lume di candela, alla quale m’aveva invitato Giorgio quella sera, ma mancavano ancora due ore, ed io stavo lavorando, in un modo o nell’altro stavo lavorando. Ed il Professore cominciò ad esporre la sua teoria, quasi si trovasse davanti alla platea più blasonata del Ghota degli scienziati mondiali, e non solo per quella fanciulla con gli occhiali, sempre così persa nei suoi pensieri... era come se, con quella sua argomentazione, egli fosse certo di poterla catturare, farne preda. << Esistono dispersioni di particelle magnetiche, molto piccole, più piccole ancora di ciò che Lei possa immaginare e molto più veloci di ogni altra particella che conosciamo... ipotizziamo che la particella magnetica più piccola che si possa immaginare sia il magnetino... ebbene, ne esistono di più piccole dei magnetini, ma non sono assolutamente particelle magnetiche, che avrebbero una velocità del tutto più lenta; ebbene, secondo me, sono una sorta di combinazione fra i fotoni, le particelle superveloci, ed i magnetini..., pertanto, li ho chiamati fot (per via della loro discendenza dai fotoni...) e tini (per via della loro parentela coi magne—tini...), insomma: FOTTINI. Ora, per un caso che non so ben spiegare, ma che col suo aiuto risolverò, tali particelle riescono a diffondersi anche attraverso il computer, perfino attraverso la rete di internet o di qualsivoglia forma di collegamento virtuale. Questo mi è chiarissimo, tant'è che se ella pensa a quanto sia facile intavolare discussioni costruttive e piene di entusiasmanti effetti collaterali, con persone mai viste e solo scovate via internet, magari con l'ausilio di una chat qualsiasi, ella non potrà che concordare con me sull'esistenza dei FOTTINI!>>. Effettivamente, pensandoci bene, non era mica lontano dalla realtà... l'idea, la teoria, pareva assurda, ma il concetto era inconfutabile: la provata esistenza di questa dispersione magnetica m’ avrebbe condotto perfino fra le braccia di Giorgio, lo sapevo meglio del Professore! Nessuna assurdità, in quelle parole... molti buchi scientifici, probabilmente... ma nessuna assurdità. In verità, pensavo a tutt'altra faccenda, avendo non solo conosciuto Giorgio attraverso la rete, ma perfino un paio di coloro che occupavano il posto di Giorgio mentre lui non c'era... e lo occupavano così bene che non si poteva certo dire che li avessi cavati nel mazzo a caso. Il Professore, dal canto suo, si riferiva a personaggi con i quali intratteneva lunghe e dotte discussioni scientifiche, per lo più, ma... perfino lui, dall'alto della sua imponenza istituzionale, etereo come i suoi pensieri, distaccato da ogni cosa che non fosse il suo laboratorio, aveva trovato, dall'altro capo di un filo telefonico, seduta alla tastiera di un anonimo personal computer, collegato per caso ad una rete, un paio di signore o signorine che avevano scatenato in lui un’autentica tempesta ormonale, e gli avevano permesso di ricordare che, come tutti gli altri, perfino lui aveva un corpo, un'anima e perfino un sesso, oltre al cervello! Gli ci era voluto un po' per riuscire a capirlo, ma, una volta preso atto della faccenda, era riuscito a distaccarsi dal suo laboratorio per raggiungere quelle donne, ed aveva faticato non poco per tornarsene indietro, dimenticando per diversi giorni fotoni e magnetini, rendendosi conto che, invece, di fottini era pieno! Curiosa teoria quella del Professore, tutta da sperimentare, a maggior ragione adesso che l’argomento m’interessa, e non poco, di provarlo con dati certi. << Professore >> gli rispondo candida << Che ne pensa se provo a verificare la valenza della sua teoria? Riuscendo a sostenerla con argomentazioni valide, potremmo dare un significativo contributo alla scienza, anche nell’ambito delle relazioni umane, così tanto bistrattate, in questo fiume tracimante di notizie, di cui ci sommerge la società >> conclusi, soddisfatta della mia capacità dialettica, nella quale davo il meglio di me, specie quando si trattava di sostenere ipotesi in cui credevo tantissimo. << Certo, faccia pure, ma non s’illuda di poter avere riscontri, in termini di credibilità. Dovrebbe esser così brava a dimostrare che i fottini esistono, la vedo dura mia cara, ma lei ci provi. In fondo, non potrà che tornarmi un riscontro, dal momento che lei lavora per me >> disse lui, sottolineando quell’ultima affermazione, con un no so che di strano, che mi turbò, e non poco. Dovetti attendere il ritorno a casa, poiché in laboratorio, tra provette, microscopi e quell’odore di formaldeide così persistente, non mi riusciva di concentrarmi sulla “ dispersione magnetica dei fottini” la cui esistenza mi proponevo di comprovare su dati di fatto. Scelsi una chat fra le più frequentate, scegliendomi un username, che potesse essere anonimo oltre ogni dire, così da “ intercettare” il fottino di turno, vagante per il web, facendo attenzione che il nick fosse sopra ogni probabile sospetto. Fu così che scelsi Arcimbaldo, un saccente signore catanese, uomo di grande cultura ( lo si arguiva dal suo modo di scrivere e di porsi, in maniera alquanto anacronistica ) e galante in maniera spropositata, quasi anacronistico oserei dire. L’appuntamento serale con Arcimbaldo era ormai diventato sistematico, tanto che, dalla chat al telefono, il passo fu breve. Scoprii d’avere una voce “ telefonica”, non fosse altro per le reattività emotive che percepivo dall’altro capo del telefono, così come compresi che il mio interlocutore, di cui conoscevo passo passo la giornata, scandita da ritmi abitudinari e monotoni, era disposto a far carte false, pur d’incontrarmi e farmi sua. Non banalizzate, credendo ad una squallida storia da consumarsi tra fredde ed asettiche lenzuola d’un hotel, ma la storia con Arcimbaldo stava diventando particolare, dal momento che lui non conosceva le mie fattezze somatiche, né io le sue e, dominati ormai dal flusso dei fottini, di cui dovevo comprovare l’esistenza, proposi al mio focoso catanese, di vivere un’esperienza particolarissima, in virtù del nostro incontro dal vivo. Volevo ricostruire, pensate un po’ che stranezza m’era venuta in mente, una situazione molto simile che, nei primi anni del‘900, alcuni nostri connazionali emigrati in America avevano vissuto con una naturalezza straordinaria; parlo dei matrimoni per procura, per i quali alcuni giovanottoni d’oltre oceano han fatto ferro e fuoco, alla luce d’una sola foto in bianco e nero, facendo leva esclusivamente sul fitto scambio epistolare con la ragazza scelta, molto spesso, tra le focose donne del mezzogiorno d’Italia. Tornando ad Arcimbaldo, gli proposi un incontro in un esclusivo hotel di Roma, dove lui avrebbe dovuto attendermi, in una suite completamente immersa nel buio. Sarei arrivata qualche minuto più tardi di lui e, complice la totale oscurità della stanza, avremmo potuto conoscere i nostri corpi, facendo leva sui fottini. L’idea gli piacque da morire ed io, non lo nascondo, ero anche particolarmente entusiasta dell’idea, benché avessi messo nel conto che qualche rischio valeva la pena d’esser corso, dal momento che c’era in ballo la mia carriera, oltre che il nome del mio salomonico professore. Vero è che, nessuno dei due teneva conto del fatto che, a volte, i fottini, son dispettosi, infatti Patty arrivò con troppo ritardo nella suite dell'albergo a causa di contrattempi vari, che non avevano fatto che aumentare la sua dose di adrenalina; il cuore in gola le batteva fortissimo e non aveva che la sua voce nell'orecchio che le continuava a ripetere le più oscene frasi che lei avesse mai potuto pensare (già... perchè così osceno non era mai stato neppure Arcimbaldo, neppure per iscritto, ma lei quelle sconcezze le sentiva, dentro di sé). Aprì la porta. L'unica luce che illuminò la stanza era quella del corridoio, fioca e discreta. Una volta chiusa la porta, si ritrovò nel buio assoluto, soprattutto interiore... quella voce, dentro di lei, urlava più forte, strozzando la sua che avrebbe voluto chiedere qualcosa ma non poteva. Avanzò di qualche timido passo, ma non succedeva nulla. Quasi inciampò in qualcosa che non ebbe modo di riconoscere, vacillò e si ritrovò sorretta da un abbraccio forte, maschio, deciso. Un alito sul collo le fece vorticare tutto, ebbra della situazione, del buio, della voce di lui e di tutti i suoi sogni. Si sentì denudare del poco che aveva; senza raccontargli nulla, anche solo per aumentare l'estasi dell'attesa, era perfino uscita senza slip, per farsi trovare pronta: che sfrontata, se ne ricordò solo in quel momento, quasi come in un film. I suoi sospiri erano devastanti, Arcimbaldo faceva enorme fatica a trattenere tutta la voglia che aveva. La distese sul letto, che ricordava fosse l'oggetto in cui lei era inciampata e la denudò velocemente, quasi senza dar peso a quel regalo ch'ella gli stava facendo. Lui, già nudo, velocemente volò letteralmente su di lei, baciandola e carezzandola, ma... ma non abbastanza velocemente. Dovette ammettere che l'emozione era stata così forte, che aveva già concluso il suo assalto, senza nemmeno aver aperto la porta! Chi dei due fosse più deluso, non sapremo mai; certamente non c'era molto da aggiungere; il silenzio sfumava perfino gli ultimi sospiri. Nudi, delusi, sconcertati, soprattutto dopo le grandi promesse che lui aveva fatto alla ragazza circa le sue proverbiali prestazioni, non avevano il coraggio nemmeno di parlarsi. Lei fu molto più elegante, si girò a carezzarne il viso con l'intenzione di rincuorare l'amante, di fargli capire che non era una tragedia, che lei capiva, che avrebbe atteso volentieri che in lui tornasse il leone, ma si ritrovò la mano piena d'un qualcosa che conosceva bene, seppur non l'avesse mai toccato! Di scatto si drizzo, accese la luce e.... << Professor Artemi!?!?!? >> << Patty?!?!? >> Nemmeno attraverso il telefono s'erano mai riconosciuti, lui faceva la voce bassa e sensuale per incantarla e lei la vocina di gatta in amore, ma, d'altra parte, i fottini lo sapevano! Son dispettosi, a volte, ma nel segno ci colgono sempre.... la teoria era salva, la pratica... la pratica un po' meno: l'uomo non è una macchina perfetta! lucabalducci e Carmen Cafaro Castello di Sancho;22:08 |
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